martedì, 20 gennaio 2009
author: pornodyva @ 18:14
category: libri
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Immagine di Voglio guardare
Diego De Silva, Voglio Guardare, Einaudi, 2002


Voglio Guardare
è accattivante fin dalla prima parola. Per la prima volta mi cimentavo con De Silva, e me ne sono innamorata. Lo stile è ineccepibile, le descrizioni efficaci e ben dosate. Questo è forse un romanzo "scorpionico". Non solo per l'odore di sesso e quello di morte che si respirano, ma per la morbosità crescente della storia e dei personaggi, affascinanti, seducenti. Lei, una ragazzina apparentemente come mille altre, eppure dalla misteriosa sofferenza, sfaccettata e sorprendente. Lui, un brillante e stimato giovane avvocato, un professionista sicuro di sè, un uomo della cui sicurezza ci si potrebbe innamorare. "Un Patrick Bateman all'italiana". Un perverso meccanismo che li lega in una forma di deviato amore-odio. Raramente un autore riesce a soddisfare l'avidità del lettore dall'inizio alla fine reggendo sempre lo stesso ritmo incalzante. Raramente una scelta è stata tanto casuale quanto azzeccata.
mercoledì, 29 ottobre 2008
author: pornodyva @ 15:02
category: libri
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Immagine di Psicologia degli italiani del centro-nord Vabbè, era ovvio che non l'avrei finito, 'sto libro. Sono sicura che non abbia nulla che non va,  ma se esco dalla feltrinelli pensando "beh, può essere interessante anche relativamente a quello che studio", non è buon segno.

Perciò, visto che con i saggi non ha funzionato, la mia prossima lettura s'intitolerà The Cocka Hola Company.
martedì, 14 ottobre 2008
author: pornodyva @ 19:29
category: libri
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Immagine di Manuale per ragazze di successo Paolo Cognetti, Manuale per ragazze di successo
Minimum Fax, 2004


Dopo aver letto Una cosa piccola che sta per esplodere (una vera e propria delizia, un Cognetti che non cade mai in fallo, delicato e puntuale, dallo sguardo profondo, capace di fotografare i dettagli giusti e di disegnare storie davvero belle) ho cercato disperatamente Manuale per ragazze di successo, il libro con cui Cognetti ha esordito. Quando, dopo lunghi mesi, l'ho trovato, non mi aspettavo certo di metterci così tanto a finirlo.
Lasciate perdere il titolo: se sperate di trovare qui dentro qualche illuminante rivelazione, non sarete accontentate. Si percepisce già l'abilità di Cognetti con le parole (anche questo, come molti dei miei libri, è pieno di "orecchie" in corrispondenza dei passaggi degni di nota, e sono diversi) ma queste short stories non portano a niente. Figure di giovani donne che fanno acqua da tutte le parti, personaggi deboli, poco interessanti. Gli uomini anche, ma da quelli uno se lo può anche aspettare (intendo dal titolo e dalla quarta di copertina... ovvio). Una raccolta di racconti che non lasciano traccia. Nessuno escluso.
venerdì, 16 maggio 2008
author: pornodyva @ 16:24
category: libri
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Immagine di Tutto per una ragazza
Nick Hornby, Tutto per una ragazza 
Guanda, Aprile 2008

Che Alta Fedeltà sia il miglior romanzo di Hornby è cosa più che risaputa. E questo libro non smentisce.  Ma è carino, ben strutturato, i personaggi sono divertenti. La stupidità e l'inesperienza del protagonista a tratti divertono e a tratti inteneriscono. Solo raramente irritano. La narrazione scorre fluida e la lettura è piacevole. Un romanzo che tutto sommato consiglio volentieri, magari in lingua originale (e soprattutto a chi non ha ancora letto Alta Fedeltà).
sabato, 03 maggio 2008
author: pornodyva @ 14:29
category: libri, donne al bivio, cooltura
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Immagine di Le ragazzacce

Susanna Moore, Le Ragazzacce
Guanda, marzo 2008
pp.232

Attenzione: Di seguito vengono riportate parti di trama
Mi è piaciuto. Se non si può affermare che sia un capolavoro, se non altro si tratta di una vicenda coinvolgente scritta dignitosamente. Siamo in un penitenziario femminile degli Stati Uniti. Helen viene condannata all’ergastolo per aver ucciso entrambi i figli. Scampa la sedia elettrica perché, fin da piccola, si era rifugiata in un mondo di allucinazioni e personaggi immaginari che l’avevano aiutata a sopportare le molestie del patrigno. Dall’altra parte Louise Forrest, psichiatra del carcere femminile dove Helen viene accolta, una donna insicura che vive con il figlio Ransom dopo la separazione dal marito. Le due donne si conoscono, le loro storie si intrecciano. Sullo sfondo altre storie, storie di detenute, di codici e regole della vita in carcere, ma anche storie di attrici del cinema. Le voci narranti sono diverse, la trama e lo stile non sono male, mi permetto di sospettare di qualche errore di traduzione e di obiettare su qualche scelta che mi è piaciuta poco (il fatto che Helen parli all’imperfetto anziché al congiuntivo forse voleva essere una marcatura della sua condizione sociale, ma la trovo un po’ pesante).
L’argomento è interessante, il libro anche. L’autrice è quella di Dentro – da cui è stato tratto il film In the Cut, con Meg Ryan e Mark Ruffalo, film dai toni macabrosessuali che nessuno ha visto e massacrato dalla critica, che ovviamente a me non è dispiaciuto. E in effetti questo libro lo ricorda un po’ nelle atmosfere e nei personaggi – Louise Forrest è Frannie Avery, la storia tra lei e il capitano Bradshaw ha molto di quella tra la professoressa e Malloy.
Ancora non mi capacito del fatto che in copertina sia riportata l’opinione di una come Anne Tyler, ma nonostante tutto il romanzo si difende bene.
martedì, 22 aprile 2008
author: pornodyva @ 01:12
category: libri
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Immagine di Più o meno alle tre

Andrej Longo,
Meridianozero, 158 pp.

Io l’11 Settembre 2001 avevo quasi sedici anni e cazzeggiavo triste, perché a giorni sarei rientrata a scuola. Mi ero messa d’accordo con i miei amici per vederci nella piazzetta dove giocavamo a fare gli scoppiati, i frikkettoni cannati e alternativi. Fumavamo sigarette di nascosto e questa era la nostra principale occupazione, almeno stando alla mia labile memoria. Allora uscivamo tutti insieme da poco più di un anno, ma alcuni me li ero trascinati dalle scuole medie. Ricordo vagamente che avevo ricevuto un esseemmeesse sul mio powerful Nokia-Telecomando (non mi ricordo il numero del modello, ma era il primo in assoluto, quello a cui si cambiavano le covers solo davanti, per intenderci) e l’esseemmeesse era da parte di un amico che mi diceva “HAI VISTO IN AMERICA HANNO DATO FOO AL PENTAGONO” o qualcosa del genere. (Me lo diceva in stampatello, perché sono così anziana che ai miei tempi i cellulari non avevano la scrittura in corsivo, né tantomeno il tinnove.) Ed ho pensato “Alessio è scemo”. Ma una volta raggiunti gli altri scopro che era vero, e che avevano pure distrutto le torri gemelle. Gli altri mi raccontano per bene l’accaduto e andiamo a vedercelo alla pizzeria all’angolo, dove c’è la tv accesa e un sacco di gente incollata a guardarla e a commentare.

Cosa ve ne deve fregare a voi non lo so neanche io. Però ci ho ripensato leggendo Più o meno alle tre di Andrej Longo. Ho delle difficoltà a parlarne come un libro, ma di fatto la presenza di pagine, il formato e il prezzo fanno pensare a quello. Non che sia sgradevole, anzi, a tratti risulta carino. È dolceamaro e simpatico e poi è scritto largo (ragione che mi ha spinto a comprarlo). Manca una sola cosa: la consistenza. Diciassette capitoli, ognuno una storia diversa, ogni storia legata al'altra da un filo: storie di napoletani in quell'11 Settembre 2001. Ma non sono veri e propri racconti, sono come polaroid scattate e subito diventate polvere. Si disperdono nel niente ancor prima di essere sviluppate.

 

mercoledì, 12 dicembre 2007
author: pornodyva @ 23:17
category: libri, mcewan, cooltura
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Chesil BeachIan McEwan
Einaudi 2007
136 pp.

Attraverso inesperienze e abitudini di due giovani inglesi, Ian McEwan descrive il cambiamento epocale della società con la minuzia chirurgica che lo contraddistingue. Protagonisti del suo romanzo sono Edward e Florence, novelli sposi alla prima notte di nozze in una stanza di albergo di fronte al mare ed alla spiaggia di ciottoli di Chesil Beach.

Le pagine del romanzo scavano tra i segreti e le paure recondite dei due sposi, fino a sviscerare gli anfratti degli animi, fino a far venire a galla ciò che non era stato detto, fino a quando Edward e Florence non sono che due sconosciuti calati in quello che ai loro occhi è un disgustoso pasticcio. L’adempimento del più naturale e piacevole dei doveri coniugali, quello del sesso, diventa una questione ansiogena e spaventosa, assumendo dimensioni gigantesche e lasciando emergere il tema del cambiamento radicale di costumi e pensiero delle società inglese e di tutta Europa dal 1962 ad oggi, tema di quella che sembra l’unica riflessione alla quale l’autore vuole portare il lettore.

Annunciato come un capolavoro, pubblicizzato sui quotidiani (del resto adesso McEwan fa fèscion), Chesil Beach non convince e delude chi di Mc Ewan apprezza soprattutto le trame di scenari torbidi e risvolti sconvolgenti. Certo, l’autore non smentisce la sua capacità di fotografare stati d’animo e sensazioni, di sfumare i caratteri e modellare gli scenari. La nitidezza delle sue parole è comunque un piacere per chi legge, tuttavia i numerosi flashback sono a volte pesanti per una trama che scorre poco e, per quanto il cambiamento della società sia interessante e degno di nota, scordiamoci le notti insonni passate a leggere Il giardino di cemento o Espiazione.