sabato, 21 marzo 2009

drink
- Il tempo di concentrazione sui libri varia da un minimo di 5 a un massimo di 20 minuti quotidiani.
- La mia crescita spirituale si limita al passare dal daiquiri alla scoperta del rum cooler.
- Il mio più nobile pensiero è "come mai non mi scopa, quel tipo là?"
martedì, 03 marzo 2009

pensierino daiquiri
giovedì, 29 gennaio 2009
author: pornodyva @ 15:57
category: horror, dipendenze, mmmah, interrogativi affascinanti
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Recentemente un mio amico ha provveduto ad informarmi di una teoria, o meglio una regola, elaborata da lui nei tristi (e piuttosto lunghi, devo constatare) periodi di "carenza affettiva" (leggi: in cui non aveva donne con cui consumare).  La cosiddetta Regola del Minuto suona più o meno così:

Se guardando per la prima volta una ragazza hai pensato che fosse brutta, prova ad aspettare un minuto e poi guardala ancora: probabilmente alla seconda occhiata penserai che, tutto sommato, te la faresti.
(Tutti i diritti sono riservati)

Naturalmente la mia anima romantica e perbene non ha potuto fare a meno di trovare questa filosofia di pensiero rivoltante e gretta e, al grido di "Tutti uguali, gli uomini!", la mia mente femminile e sensibile ha subito classificato l'affermazione come superficiale. Già.
Poi accadde. Passarono i mesi ed arrivai a varcare quella frontiera di astinenza che forse (forse, eh) comincia a dare alla testa. Fatto sta che, in non più di quattro giorni, mi sono trovata ad applicare questa regola almeno una decina di volte. Quando l'occhietto strabico e la balbuzie dello studente d'ingegneria diventano dettagli particolari, quando il capello gellato e lo sfoggio d'ignoranza del tronista diventano teneri, ed anche il Pi Erre della discoteca per quindicenni che mi ha dato la riduzione per partecipare al Feisbuk - Party (mica cazzi, amici, mica cazzi) con quell'accento burino ed una fessura tra gli incisivi che tranquillamente ci passa un eurostar per lungo, quando pensi che beh anche lui, in fondo, ha il suo fascino... allora si può dichiarare tranquillamente lo stato di allerta.

Voglio dire, mi farei anche l'ispettore Siska.

siska
domenica, 11 gennaio 2009
author: pornodyva @ 02:25
category: horror, puah, dipendenze, dio che schifo, molestye quotidiane
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figaC'è qualcosa di stronzo nelle cene da mio babbo. non so se è l'ambientazione "casa al mare di un interessante cinquantenne pieno di risorse e cultura e buon gusto", fatto sta che a me, dietro i discorsi impastati dall'alcol, dietro il tintinnìo di bicchieri e gioielli delle signore, dietro i sorrisi che le coppie si scambiano, tutti sembrano interessanti. Pieni di spunti e di novità. Tranne la sottoscritta. Che ogni volta, puntuale come la morte, non manca di farsi riconoscere per qualcosa. Ogni volta davanti a un pubblico a metà tra il divertito e il preoccupato, ogni volta davanti allo sguardo severo-sconvolto del genitore, la chioma sempre meno folta, ogni volta davanti a una diversa accompagnatrice.
Questa in particolare non è stata eclatante, ma ha avuto per me conseguenze psicologiche non sottovalutabili. Mi ero ripromessa di cercare di trattenermi con il bere, ma visto che da quando siamo arrivati a quando effettivamente il mio regale culo si è posato sulla sedia per mangiare è passata un'ora e mezza buona, mi sono un po' anticipata con un prosecco niente male. Così ,mentre gli ospiti dissertavano amabilmente su milioni di cagate, io sgusciavo pistacchi alla velocità di cip e ciop, per poi riempirmi la bocca di manciate di semini, in modo da poter alleviare la conseguente sete con abbondanti bollicine. Al quarto bicchiere ero piuttosto simpatica e trattabile. Al sesto ci siamo finalmente messi a tavola. Il mio vicino di sinistra, capito l'andazzo, continuava a riempire il mio bicchiere e io, da brava, a buttare giù. Le prime avvisaglie erano le mie risate sguaiate ad ogni affermazione di chiunque. Ma i commensali erano piuttosto divertenti, simpatici e acculturati, per cui tutti ridevamo. La tragedia è stata quando la mia vicina di destra ha cominciato ad enarrare la sua brillante attività di marketing nella pregiata botique di un noto stilista. Attività di commessa. Ora chiariamo: io ho il massimo rispetto delle commesse, ma come si dice dalle mie parti, "è 'nutile mette ar foo i fagioli e pretende' di mangia' l'aragoste". E se c'è una cosa che in questo periodo mi fa incazzare, è la pretenziosità e la presunzione della gente di Occuparsi Di Qualcosa di Figo. Sfortunatamente la mia infinita superbia e antipatia si è scontrata questa sera con una persona che si Occupa Di Qualcosa di Figo (E STI CAZZI, aggiungerei). La sfiga ha voluto che io avessi in bocca il più abbondante boccone d'insalata della storia, quando la vicina ha esordito con una frase tipo: - beh, perchè del resto noi abbiamo delle precise regole di packaging, il nostro visual merchandiser ce le ricorda sempre.

Il loro visual merchandiser. Le loro regole di packaging. Quello che è successo dentro di me io  davvero non lo so spiegare. Probabilmente ho avuto uno dei miei tanti moti di schifo verso il mondo di quelli fighi. Quindi a questo punto mi è sembrato più che naturale farmi prendere da un attacco di risa convulse, facendo fuoriuscire dal mio cavo orale foglioline verdi che sono andate distribuendosi per tutta la tavola. Yeah. Gelo intorno. Ma siccome la classe non è acqua ho anche tentato di raccoglierle con dei tovaglioli usati, mentre notavo - non senza stupore - che il sopracciglio destro di mio padre stava per raggiungere il soffitto e la bocca secca e grinzosa della sua attuale accompagnatrice si faceva ancor più stretta e secca.

Ho chiesto scusa e ho deciso che per il resto della serata avrei continuato a fissare le stampe antiche appese al muro, non curandomi dei miei commensali.
Ma dentro di me continuavo ad immaginare uno che consegna biglietti da visita con su scritto in corsivo Visual Merchandiser, e che deve spiegare a tutti che il suo lavoro consiste nell'appendere cose in vetrine.
Checcazzo, tiratela meno. Secondo me ho ragione io.
domenica, 04 gennaio 2009
author: pornodyva @ 04:36
category: horror, dipendenze, donne al bivio, sono una ggiovane doggi, molestye quotidiane
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Oltre ad essere stato dettato dall'insonnia, questo post è autobiografico
e veramente troppo lungo, in quanto tale, volgare e stupido.
Si pregano psichiatri, misogini e moralizzatori di astenersi dalla lettura.



Suona strano (soprattutto a me stessa), ma anche io ho avuto un Fidanzato. Sì che non sono candida ed immacolata come la Verginemaria si può anche intuire, però diciamo che conoscendomi adesso secondo me è strano immaginarmi Fidanzata. Di quelle che si fanno belle per uscire con lui (non quelle che si depilano e mettono su biancheria porca, dico quelle che si infiocchettano carine) e ricevono il messaggio del buongiorno (e magari lo leggono anche ante meridia - o comunque da sobrie) e a volte fanno pure dei progetti a lungo termine con il proprio lui (che superino la settimana, per capirsi). Insomma anche io un tempo rientravo in quella categoria socialmente riconosciuta di persone, cosa che mi dava come maggiore vantaggio il fatto di non essere aggiornata sulle tristi, direi pessime, condizioni in cui verte attualmente il maschio single eterosessuale che cerca di rimorchiare (ma questa è un'altra storia). Comunque. A quattro (maigod, s'invecchia) anni di distanza, da brava figlia della mia generazione (di merda), approdo con la mia fotina(cit.) sulla macchina infernale di facebook. Ed ovviamente, dopo aver esaurito tutti i test, le foto, le applicazioni (di merda) che i miei amici aggiungono, ho iniziato a cercare furiosamente tutti gli esseri, umani e non, con cui ho avuto il minimo scambio, verbale e non, da quando il Signoreiddio mi ha piazzata in terra. E, meno ovviamente, ci trovo Lui, l'(ormai) Ex-Fidanzato. Con tanto di profilo visibile. Che per una dotata della mia discrezione, equivale alla casa di marzapane di Hans e Gretel per un diabetico. Nel senso che di certo poi va a finire male. Così clicco e... non scopro niente di particolare. A parte la città dove attualmente vive, il lavoro che fa e il fatto che gli piacciono: donne, uomini. (Per quanto riguarda quest'ultimo dato, scopro successivamente che si tratta di uno stupido errore di aggiornamento del profilo). In qualche giorno vedo triplicarsi il numero dei suoi amici. Scopro verità sconvoglenti su: chi era in una vita precedente, quanto è alcolizzato, quale personaggio dei cartoni animati è, con chi dovrebbe andare a letto e qual è il suo nome arcano. Sapendo che mi odia (si è preoccupato di farmelo sapere per telefono, ribadirmelo per mail e pure attraverso terzi...tutto solo perchè, quando è tornato implorandomi di riprendermelo, gli ho risposto che, in quella settimana da single, avevo scoperto le gioie dell'amore libero e che ero disposta a riprendermelo solo in condizione di coppia aperta. E poi perchè è venuto a sapere un po' troppo di questo mio amore libero che mi piaceva distribuire alla cittadinanza) dicevo, sapendo che mi odia non gli ho chiesto di diventare mio amico virtuale. Così ora sono diventata una specie di mitomane ed ogni volta che apro quel maledetto coso devo controllare anche i suoi aggiornamenti. Se non ce ne sono rimango delusa. Ma soprattutto, ho la costante tentazione di premere l'abominevole "Aggiungi agli amici". Non tanto per dimostrargli che nonostante lui mi odi io invece sono cresciuta e superiore e in fondo volemosebbene. No. E' per fargli sapere che cistotroppodentro, ho perso dieci chili, cambiato guardaroba, studio quello che ho sempre voluto studiare, viaggio, ho tanti amichetti sul feisbuk ed ho imparato ad amare l'arte del sesso orale praticato attivamente (il pompino, fanciulli. E comunque questo avverrebbe in un secondo momento, sempre che esista una pagina dedicata di cui poter diventare fan). Sì, che poi se vai a guardare bene non è che cistiapoicosìdentro nè che tutto ciò corrisponda a sacrosanta verità (a parte l'ultimo punto). Cioè, sì...sarei stronza e infantile e immatura. Ma quando stavo con lui ero peggio. E poi davvero pensate che quel robo lì serva ad altro?
sabato, 20 dicembre 2008
author: pornodyva @ 17:06
category: horror, dipendenze, sono una ggiovane doggi, molestye quotidiane
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Caro Babbo Natale,
è con immenso ritardo che anche quest'anno ci riprovo. A quanto pare le mie richieste dell'anno scorso non sono state accontentate, ma voglio essere ottimista.
Anzi, quest'anno voglio essere anche più umile, formulandoti un'unica richiesta:
Liberami dall'alcolismo di cui sto cadendo vittima. Sono ironica, ma anche no. Perchè va bene bere con gli amici, ma quando ti ritrovi a rotolare in accappatoio sul sagrato di una chiesa, mentre tutta la città ti fotografa, forse hai esagerato.
E fosse questione di una volta ogni tanto, potrebbe pure starci. Ma gli "episodi" di questo tipo stanno diventando sempre più frequenti. Ecco Babbo, vorrei che tu mi regalassi la soluzione, per evitare una volta per tutte che si ripetano scene incresciose come:

- Io che, nel pedinare un tizio (cosa in sè assolutamente normale), salto da una pozzanghera all'altra non accorgendomi di averlo in realtà già superato;
- Io che insulto il mio ex, incrociato per strada con un'altra, e poi comincio a blaterare davanti a lei sulla sua infinita bruttezza;
- Io che tento di concupire un giovane straniero per poi iniziare a piangere gridando in mezzo alla strada "Perchèèèè?!";
- Io che ballo come una forsennata in una sala deserta fino a che non vengono a prelevarmi perchè stanno tentando di chiudere il locale;
- Io che litigo con il cameriere perchè sono contraria alla chiusura del locale;
- Io che prendo la bici sotto il diluvio universale e pedalo alla velocità del fulmine per poi andare a schiantarmi contro un palo.

Questi sono solo alcuni esempi, ovviamente.(Quelli "citabili").
La mia, più che una letterina, è una disperata richiesta d'aiuto. D'altro canto capirò, qualora tu non volessi collaborare. Sono sicura che il mio nome sia impresso sulla tua lista nera.
Indelebilmente.

Ciao Babbo,
Buon Lavoro.
giovedì, 02 ottobre 2008
author: pornodyva @ 18:40
category: horror, dipendenze, donne al bivio, mmmah
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ricerche google
giovedì, 02 ottobre 2008
author: pornodyva @ 04:20
category: dipendenze, dio che schifo, sono una ggiovane doggi, mmmah
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significa che alle ore 5:14, dopo aver trascorso parte della notte con il tuo amico d'infanzia a escogitare diabolici piani per fare secchi tutti alla ormai prossima (!) cena delle medie, stai ancora su facebook a giocare a pet society, facendoti di tanto in tanto sprazzi di cazzi altrui.
Forse dovrei semplicemente ricominciare con il Seropram.
Intanto i miei capelli sono diventati paurosamente fucsia. Sarà lo smog.

follia
sabato, 26 aprile 2008
author: pornodyva @ 18:00
category: horror, dipendenze, lo vogliooo
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sushiScusate, ma secondo voi la salsa di soia può dare dipendenza? O è il sushi che contiene qualche abominevole segretissimo ingrediente che mi spinge a desiderarne sempre di più, sempre più spesso? No, perchè io non sono il tipo, mai avuta una passione per l'oriente (anzi), nè per il Giappone in particolare (anzi), nei manga ad esempio non ci capisco mai niente perchè sbaglio sempre l'ordine di lettura dei fumetti. E insomma, non nascondo che ogni tanto ho i miei pregiudizi su tutto, anche sull'oriente, sul Giappone, sui Giapponesi eccetera.
Però questa storia del sushi mi sta incasinando la vita (e le finanze). Se fino all'anno scorso disprezzavo tutto questo fèscion del cibo nipponico(e sapevo si e no che il sushi era qalcosa che riguardava il pesce crudo, neanche l'avevo mai visto), adesso mi trovo con l'acquolina in bocca al pensiero. Da quando al cenone di Natale abbiamo ordinato dal Giapponese take-away (non indagate sulle tradizioni in casa mia, che è meglio) ogni tanto ho iniziato a pensarci, ma era una cosa sporadica. Poi è successo il dramma: la ristorazione giapponese è sbarcata anche nella mia cittadina. Una volta vai per provare, la volta dopo perchè la tua amica non c'è ancora mai stata, la terza volta cominci ad averne voglia. Di soldi ne hai sempre meno (anche perchè non si capisce come mai un rotolino di due cm di diametro debba costare quanto il biglietto per il cinema), di amici anche, perchè è diffcile trovare qualcuno che ami così tanto la cucina jappa da accompagnarti in questo percorso verso la rovina. E poi ti trovi come me, che me lo sogno anche.
E' normale?
Bah.
Intato beccatevi il bannerino del mio blog, chè non si frigge mica con l'acqua:
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L'immagine è un tributo a Essere una donna di  Anna Tatangelo, una canzone che definirei illuminante per tutte le girls che non sanno fare neanche un uovo al tegamino e hanno la cellulite.
Il codice per darmi un minimo di soddisfazione è qui:

 

Alla prossima. E ricordate: Io non sono una ciliegia.