venerdì, 03 aprile 2009
author: pornodyva @ 03:52
category: donne al bivio, dio che schifo, sono una ggiovane doggi
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primavera

…la primavera, e tutti gli anni è la stessa storia. La primavera comincia quando a me cominciano a chiudersi gli occhi a qualsiasi ora del giorno. La riconosco perché mi lascia addosso una sensazione come se avessi fumato dieci canne di seguito, ma senza ridarella. Poi parte il pensiero, via via sempre più frequente, che di qui a qualche mese dovrò depositare le mie carni bianchicce e molli su un telo da mare, in qualche spiaggia affollata della riviera tirrenica. Come se non bastasse, il telefono continua a trillare insistentemente di messaggi di amiche in preda a crisi ormonali fulminanti. Così, per non essere scortese, mi interesso riguardo ai vari dentisti, imbianchini o testimoni di Geova che alla sola vista fanno sospirare le giovani di mia conoscenza. Tuttora non ho smesso di chiedermi come mai io non sospiro per niente, al massimo posso sbuffare, se l’anziana che ho fatto passare avanti alla cassa del supermercato ci mette tre quarti d’ora per pagare le due cime di rapa che ha nella busta (questa non è vera, non mi capita poi tanto spesso di aver voglia di far passare avanti signore anziane al supermercato). Forse perché gli imbianchini che assumo io sono solitamente signori sporchi e obesi al confine con la terza età, i testimoni di Geova sono vecch donne e il dentista è un vago ricordo dell’infanzia. Stavo anche valutando il fatto che da quando il mio materasso ikea è uscito dal sottovuoto, quasi un anno fa, non ha ancora vissuto grandi emozioni, mentre il letto della mia coinquilina in soli due mesi registra un traffico che neanche un casello della A1 nell'ora di punta. Mi dico che sarebbe ora anche per me di sentirlo, questo risveglio della natura, ma a me la primavera mi fa così, invece che farmele venire me le fa passare, le voglie. Così mi chiudo in casa a guardare B – movies mangiando fette biscottate con il burro, affezionandomi ai volti della tv e piangendo di fronte a scene di indubbia drammaticità.