sabato, 31 gennaio 2009
author: pornodyva @ 15:09
category: interrogativi affascinanti
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altaquotaE dato che ci sei, dicci pure quante volte è venuta.
giovedì, 29 gennaio 2009
author: pornodyva @ 15:57
category: horror, dipendenze, mmmah, interrogativi affascinanti
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Recentemente un mio amico ha provveduto ad informarmi di una teoria, o meglio una regola, elaborata da lui nei tristi (e piuttosto lunghi, devo constatare) periodi di "carenza affettiva" (leggi: in cui non aveva donne con cui consumare).  La cosiddetta Regola del Minuto suona più o meno così:

Se guardando per la prima volta una ragazza hai pensato che fosse brutta, prova ad aspettare un minuto e poi guardala ancora: probabilmente alla seconda occhiata penserai che, tutto sommato, te la faresti.
(Tutti i diritti sono riservati)

Naturalmente la mia anima romantica e perbene non ha potuto fare a meno di trovare questa filosofia di pensiero rivoltante e gretta e, al grido di "Tutti uguali, gli uomini!", la mia mente femminile e sensibile ha subito classificato l'affermazione come superficiale. Già.
Poi accadde. Passarono i mesi ed arrivai a varcare quella frontiera di astinenza che forse (forse, eh) comincia a dare alla testa. Fatto sta che, in non più di quattro giorni, mi sono trovata ad applicare questa regola almeno una decina di volte. Quando l'occhietto strabico e la balbuzie dello studente d'ingegneria diventano dettagli particolari, quando il capello gellato e lo sfoggio d'ignoranza del tronista diventano teneri, ed anche il Pi Erre della discoteca per quindicenni che mi ha dato la riduzione per partecipare al Feisbuk - Party (mica cazzi, amici, mica cazzi) con quell'accento burino ed una fessura tra gli incisivi che tranquillamente ci passa un eurostar per lungo, quando pensi che beh anche lui, in fondo, ha il suo fascino... allora si può dichiarare tranquillamente lo stato di allerta.

Voglio dire, mi farei anche l'ispettore Siska.

siska
giovedì, 22 gennaio 2009
author: pornodyva @ 15:25
category: horror, puah, dio che schifo, cooltura, sono una ggiovane doggi, angolo della comare
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Guardo la mia generazione e rifletto (sì, a volte capita anche questo, anche da sobria). E inesorabilmente arrivo alla conclusione che, eccezion fatta per quei pochi, smidollati, recidivi ma molto consolanti amici inconcludenti, il resto dei nati negli '80s si muove ad una velocità disarmante. A parte vips vari del calibro di Karina Cascella (1980) o MondoMarcio (1986), basta dare un'occhiata qui intorno, nella famosa "provincia denuclearizzata", per capire che, oltre al banale laurearsi in tempo (out, veramente out, con la triennale poi è davvero troppo scontato), i principali trend di affermazione dei miei giovini coetanei sono tre:

(ordinati dal meno sconvolgente al meno rispettabile, sempre secondo la mia Spregevole Scala di Svalutazione altrui):

1. Aprire un locale. E' stata in assluto la prima strada battuta da quando avevamo diciotto anni. La categoria è la meno sconvolgente e la più rispettabile, in quanto mantenere e far andare avanti bene un locale richiede impegno, sacrificio e abilità (soprattutto nel fare i cocktail) ed anche perchè gli interessati sono soprattutto maschi, persone alla mano e con un grado medio-alto di simpatia.

2. Pubblicare un libro. Qui avrei qualcosa in più da aggiungere. Nel senso che, in mai opinion, è vero che bisogna essere lettori per diventare scrittori ed è vero che bisogna conoscere la letteratura precedente e contemporanea per essere verosimilmente in grado di scrivere un buon libro. Ma bisogna anche essere umili. Non si deve, cioè, cedere alla tentazione di dimostrare gratuitamente al lettore la propria cultura (attraverso troppe citazioni, troppi riferimenti, troppe considerazioni autobiografiche volte a sottolineare il proprio valore). Insomma: se hai letto i Classici e sai il latino, è inutile che te la tiri tanto con le tue citazioni, se quelle citazioni rendono oltretutto disarmonico, pesante e spiacevole il tuo Grande Capolavoro. Perchè leggo più volentieri le barzellette di Totti, piuttosto che la tua Storia D'Amore Romantico del cazzo. (Se vi sembra che in questa categoria io stia mettendo troppo astio rispetto alle altre, probabilmente non vi state sbagliando. Ma il libro che ho letto prima del bellissimo Voglio Guardare apparteneva al genere che più odio: giovani donne saputelle che si prendono troppo sul serio e Parlano d'Amore.)

3. Incidere un album. Ovviamente per tutte e tre le categorie mi riferisco a persone che conosco. E questa in assoluto rappresenta la più triste, drammatica, squallida e inverosimile parentesi della storia musicale nazionale e non. Della serie che verrebbe il mal di pancia pure alla mia amaterrima Anna Tatangelo, ad ascoltare questa roba. Ma la cosa peggiore non è il contenuto e neanche la foto di copertina (con tanto di sfondo che lascia intravedere l'alluminio domopak increspato nel tentativo di dare un tocco glamour alla faccenda). La cosa peggiore è sapere che l'autrice di questo scempio ci crede veramente.

Insomma, probabilmente la mia è tutta invidia ed è solo perchè vorrei che alla Feltrinelli campeggiassero pile di volumi con su il mio nome stampato o perchè nella foto con il domopak vorrei esserci io, che scrivo questa roba. O forse è semplicemente perchè (e questo è un outing niente male) da tempo immemore ormai non ho alcun partner sessuale e questo mi provoca quell'acidità tipica della zitella pettegola. Forse è solo che sono sempre stata linguacciuta e cattiva. Ma oh, io di tutta questa falsa arte ne ho piene scatole e controscatole. Tanto che un giorno di questi mi sa che faccio un bel falò.
martedì, 20 gennaio 2009
author: pornodyva @ 18:14
category: libri
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Immagine di Voglio guardare
Diego De Silva, Voglio Guardare, Einaudi, 2002


Voglio Guardare
è accattivante fin dalla prima parola. Per la prima volta mi cimentavo con De Silva, e me ne sono innamorata. Lo stile è ineccepibile, le descrizioni efficaci e ben dosate. Questo è forse un romanzo "scorpionico". Non solo per l'odore di sesso e quello di morte che si respirano, ma per la morbosità crescente della storia e dei personaggi, affascinanti, seducenti. Lei, una ragazzina apparentemente come mille altre, eppure dalla misteriosa sofferenza, sfaccettata e sorprendente. Lui, un brillante e stimato giovane avvocato, un professionista sicuro di sè, un uomo della cui sicurezza ci si potrebbe innamorare. "Un Patrick Bateman all'italiana". Un perverso meccanismo che li lega in una forma di deviato amore-odio. Raramente un autore riesce a soddisfare l'avidità del lettore dall'inizio alla fine reggendo sempre lo stesso ritmo incalzante. Raramente una scelta è stata tanto casuale quanto azzeccata.
venerdì, 16 gennaio 2009
author: pornodyva @ 15:29
category: tutto questo è meraviglioso
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cavatappi 2Dall'ultrasessantenne coniuge di mia madre di certo non mi aspettavo un regalo così meravigliosamente stylish e gaieggiante.
Notare l'utilissimo elmetto:

cavatappi 3
Inutile dirlo: l'adoro. (Presa dall'euforia gli ho fatto un book fotografico, ma credo che queste due possano bastare).
mercoledì, 14 gennaio 2009
author: pornodyva @ 19:34
category: mmmah
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Pornomamma: - ...e poi ti ho portato anche un po' di banane, chè tu qui da sola figuriamoci se ti compri la frutta...
Pornodyva: - non la compro perchè non mi va, comunque grazie. Di tutti i frutti che potevi portarmi le banane, in effetti, sono quelle che gradisco di più.
Pornomamma: - Su questo io e tuo padre non abbiamo mai dubitato.

banana
domenica, 11 gennaio 2009
author: pornodyva @ 02:25
category: horror, puah, dipendenze, dio che schifo, molestye quotidiane
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figaC'è qualcosa di stronzo nelle cene da mio babbo. non so se è l'ambientazione "casa al mare di un interessante cinquantenne pieno di risorse e cultura e buon gusto", fatto sta che a me, dietro i discorsi impastati dall'alcol, dietro il tintinnìo di bicchieri e gioielli delle signore, dietro i sorrisi che le coppie si scambiano, tutti sembrano interessanti. Pieni di spunti e di novità. Tranne la sottoscritta. Che ogni volta, puntuale come la morte, non manca di farsi riconoscere per qualcosa. Ogni volta davanti a un pubblico a metà tra il divertito e il preoccupato, ogni volta davanti allo sguardo severo-sconvolto del genitore, la chioma sempre meno folta, ogni volta davanti a una diversa accompagnatrice.
Questa in particolare non è stata eclatante, ma ha avuto per me conseguenze psicologiche non sottovalutabili. Mi ero ripromessa di cercare di trattenermi con il bere, ma visto che da quando siamo arrivati a quando effettivamente il mio regale culo si è posato sulla sedia per mangiare è passata un'ora e mezza buona, mi sono un po' anticipata con un prosecco niente male. Così ,mentre gli ospiti dissertavano amabilmente su milioni di cagate, io sgusciavo pistacchi alla velocità di cip e ciop, per poi riempirmi la bocca di manciate di semini, in modo da poter alleviare la conseguente sete con abbondanti bollicine. Al quarto bicchiere ero piuttosto simpatica e trattabile. Al sesto ci siamo finalmente messi a tavola. Il mio vicino di sinistra, capito l'andazzo, continuava a riempire il mio bicchiere e io, da brava, a buttare giù. Le prime avvisaglie erano le mie risate sguaiate ad ogni affermazione di chiunque. Ma i commensali erano piuttosto divertenti, simpatici e acculturati, per cui tutti ridevamo. La tragedia è stata quando la mia vicina di destra ha cominciato ad enarrare la sua brillante attività di marketing nella pregiata botique di un noto stilista. Attività di commessa. Ora chiariamo: io ho il massimo rispetto delle commesse, ma come si dice dalle mie parti, "è 'nutile mette ar foo i fagioli e pretende' di mangia' l'aragoste". E se c'è una cosa che in questo periodo mi fa incazzare, è la pretenziosità e la presunzione della gente di Occuparsi Di Qualcosa di Figo. Sfortunatamente la mia infinita superbia e antipatia si è scontrata questa sera con una persona che si Occupa Di Qualcosa di Figo (E STI CAZZI, aggiungerei). La sfiga ha voluto che io avessi in bocca il più abbondante boccone d'insalata della storia, quando la vicina ha esordito con una frase tipo: - beh, perchè del resto noi abbiamo delle precise regole di packaging, il nostro visual merchandiser ce le ricorda sempre.

Il loro visual merchandiser. Le loro regole di packaging. Quello che è successo dentro di me io  davvero non lo so spiegare. Probabilmente ho avuto uno dei miei tanti moti di schifo verso il mondo di quelli fighi. Quindi a questo punto mi è sembrato più che naturale farmi prendere da un attacco di risa convulse, facendo fuoriuscire dal mio cavo orale foglioline verdi che sono andate distribuendosi per tutta la tavola. Yeah. Gelo intorno. Ma siccome la classe non è acqua ho anche tentato di raccoglierle con dei tovaglioli usati, mentre notavo - non senza stupore - che il sopracciglio destro di mio padre stava per raggiungere il soffitto e la bocca secca e grinzosa della sua attuale accompagnatrice si faceva ancor più stretta e secca.

Ho chiesto scusa e ho deciso che per il resto della serata avrei continuato a fissare le stampe antiche appese al muro, non curandomi dei miei commensali.
Ma dentro di me continuavo ad immaginare uno che consegna biglietti da visita con su scritto in corsivo Visual Merchandiser, e che deve spiegare a tutti che il suo lavoro consiste nell'appendere cose in vetrine.
Checcazzo, tiratela meno. Secondo me ho ragione io.
domenica, 04 gennaio 2009
author: pornodyva @ 04:36
category: horror, dipendenze, donne al bivio, sono una ggiovane doggi, molestye quotidiane
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Oltre ad essere stato dettato dall'insonnia, questo post è autobiografico
e veramente troppo lungo, in quanto tale, volgare e stupido.
Si pregano psichiatri, misogini e moralizzatori di astenersi dalla lettura.



Suona strano (soprattutto a me stessa), ma anche io ho avuto un Fidanzato. Sì che non sono candida ed immacolata come la Verginemaria si può anche intuire, però diciamo che conoscendomi adesso secondo me è strano immaginarmi Fidanzata. Di quelle che si fanno belle per uscire con lui (non quelle che si depilano e mettono su biancheria porca, dico quelle che si infiocchettano carine) e ricevono il messaggio del buongiorno (e magari lo leggono anche ante meridia - o comunque da sobrie) e a volte fanno pure dei progetti a lungo termine con il proprio lui (che superino la settimana, per capirsi). Insomma anche io un tempo rientravo in quella categoria socialmente riconosciuta di persone, cosa che mi dava come maggiore vantaggio il fatto di non essere aggiornata sulle tristi, direi pessime, condizioni in cui verte attualmente il maschio single eterosessuale che cerca di rimorchiare (ma questa è un'altra storia). Comunque. A quattro (maigod, s'invecchia) anni di distanza, da brava figlia della mia generazione (di merda), approdo con la mia fotina(cit.) sulla macchina infernale di facebook. Ed ovviamente, dopo aver esaurito tutti i test, le foto, le applicazioni (di merda) che i miei amici aggiungono, ho iniziato a cercare furiosamente tutti gli esseri, umani e non, con cui ho avuto il minimo scambio, verbale e non, da quando il Signoreiddio mi ha piazzata in terra. E, meno ovviamente, ci trovo Lui, l'(ormai) Ex-Fidanzato. Con tanto di profilo visibile. Che per una dotata della mia discrezione, equivale alla casa di marzapane di Hans e Gretel per un diabetico. Nel senso che di certo poi va a finire male. Così clicco e... non scopro niente di particolare. A parte la città dove attualmente vive, il lavoro che fa e il fatto che gli piacciono: donne, uomini. (Per quanto riguarda quest'ultimo dato, scopro successivamente che si tratta di uno stupido errore di aggiornamento del profilo). In qualche giorno vedo triplicarsi il numero dei suoi amici. Scopro verità sconvoglenti su: chi era in una vita precedente, quanto è alcolizzato, quale personaggio dei cartoni animati è, con chi dovrebbe andare a letto e qual è il suo nome arcano. Sapendo che mi odia (si è preoccupato di farmelo sapere per telefono, ribadirmelo per mail e pure attraverso terzi...tutto solo perchè, quando è tornato implorandomi di riprendermelo, gli ho risposto che, in quella settimana da single, avevo scoperto le gioie dell'amore libero e che ero disposta a riprendermelo solo in condizione di coppia aperta. E poi perchè è venuto a sapere un po' troppo di questo mio amore libero che mi piaceva distribuire alla cittadinanza) dicevo, sapendo che mi odia non gli ho chiesto di diventare mio amico virtuale. Così ora sono diventata una specie di mitomane ed ogni volta che apro quel maledetto coso devo controllare anche i suoi aggiornamenti. Se non ce ne sono rimango delusa. Ma soprattutto, ho la costante tentazione di premere l'abominevole "Aggiungi agli amici". Non tanto per dimostrargli che nonostante lui mi odi io invece sono cresciuta e superiore e in fondo volemosebbene. No. E' per fargli sapere che cistotroppodentro, ho perso dieci chili, cambiato guardaroba, studio quello che ho sempre voluto studiare, viaggio, ho tanti amichetti sul feisbuk ed ho imparato ad amare l'arte del sesso orale praticato attivamente (il pompino, fanciulli. E comunque questo avverrebbe in un secondo momento, sempre che esista una pagina dedicata di cui poter diventare fan). Sì, che poi se vai a guardare bene non è che cistiapoicosìdentro nè che tutto ciò corrisponda a sacrosanta verità (a parte l'ultimo punto). Cioè, sì...sarei stronza e infantile e immatura. Ma quando stavo con lui ero peggio. E poi davvero pensate che quel robo lì serva ad altro?
venerdì, 02 gennaio 2009
author: pornodyva @ 09:50
category: mmmah, interrogativi affascinanti
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Io e la Porno-Nonna (da sempre sovrana assoluta e indiscussa detentrice del potere di cambiare canale) davanti alla tv. Trasmettono una specie di fiction su Falcone e Borsellino.

La Porno-Nonna: "Certo che in questo film fa proprio una parte da cattivo, Totò Riina, eh?"

...


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